Presente e futuro della mobilità: le sfide da vincere per un sistema efficiente e sostenibile

Il settore dei trasporti è responsabile di circa il 25% delle emissioni di gas serra in Europa ed è la causa principale dell’inquinamento urbano

Presente e futuro della mobilità: le sfide da vincere per un sistema efficiente e sostenibile. Per questa ragione la decarbonizzazione è già da alcuni anni uno dei principali obiettivi dell’Unione europea: nella maggior parte degli Stati membri sono stati introdotti incentivi per chi acquista veicoli a carburanti alternativi e sempre più restrizioni alla circolazione dei mezzi maggiormente inquinanti.
Nei primi nove mesi dell’anno, nell’area Ue ed Efta, sono state vendute circa 917.000 auto ad alimentazione alternativa, con un aumento del 31% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nonostante questo dato rappresenti un importante segnale della transizione in atto, i dati in valori assoluti ci mostrano come i veicoli a carburanti tradizionali siano ancora oggi i protagonisti di questo mercato: le auto a benzina e a diesel, infatti, pesano per circa il 94% sulle vendite totali.

Il percorso da fare, dunque, è ancora molto lungo e i decisori politici, nelle scelte programmatiche, dovranno tenere presente che i veicoli a carburanti fossili saranno i più numerosi sulle nostre strade ancora per molti anni.

Se la mobilità elettrica è la principale risposta è necessario puntare anche su altri tipi di tecnologie in grado di dare risposte nel breve periodo

Una soluzione che sembrerebbe essere a portata di mano è rappresentata dai biocarburanti, combustibili prodotti a partire da sostanze organiche come le biomasse, dagli scarti di lavorazioni agricole o da coltivazioni dedicate. I biofuel, oltre a poter essere utilizzati in buona parte dei veicoli a benzina e diesel di nuova generazione attualmente in circolazione, possono sfruttare la rete di infrastrutture esistenti per essere distribuiti. E superare così uno dei problemi più importanti che affliggono i carburanti alternativi: appunto, la distribuzione.
La mancanza di postazioni di ricarica elettrica, ad esempio, può essere considerata, insieme all’alto costo dei veicoli e alla scarsa autonomia, uno dei principali freni alla diffusione delle auto elettriche.

Nel nostro Paese, a fine 2017 erano presenti circa 2.741 colonnine di ricarica pubbliche delle quali solo il 16% High Power (postazioni di nuova generazione che consentono una ricarica dei veicoli molto più rapida). Il problema della distribuzione risulta ancora più importante se prendiamo in considerazione un altro tipo di mobilità alternativa, quella a idrogeno.
I veicoli a cella combustibile sono spinti da un motore elettrico alimentato dall’energia prodotta facendo reagire l’idrogeno con l’ossigeno.

Come risultato di questo processo non vengono emesse sostanze nocive – quindi può essere definito a impatto zero – ma solo acqua che può essere rilasciata senza rischi nell’ambiente.

La diffusione di questo tipo di veicoli è stata, fino ad oggi, frenata da limiti che riguardano la fase di stoccaggio del gas. L’idrogeno ha una scarsa densità energetica su base volumetrica, di conseguenza per essere utile nel campo dei trasporti deve essere compresso: un processo che comporta un ingente dispendio di energia, il che potrebbe rendere il sistema non sostenibile.
Nel 2017 sono stati venduti a livello globale 6.475 veicoli a idrogeno, la maggior parte dei quali negli Stati Uniti e in Giappone.

L’Europa risulta pesantemente indietro su questo tipo di tecnologia, basti pensare che a livello continentale sono attive solo 78 stazioni di rifornimento, di cui il 58% in soli tre Paesi (Germania, Regno Unito e Danimarca).

Infine meritano un’importante menzione i veicoli a gas naturale: sebbene non possa essere considerata una fonte di energia rinnovabile, questa alimentazione viene ritenuta alternativa visto il minore impatto ambientale rispetto a diesel e benzina. Ma anche un maggior volume che richiede per il suo utilizzo nel trasporto la compressione (Cng) o la liquefazione (Gnl).

Il gas compresso viene maggiormente utilizzato per i piccoli veicoli come le automobili e i piccoli furgoni industriali, mentre il gas liquefatto trova applicazione nell’alimentazione di camion, treni e navi. Secondo le previsioni contenute nello studio – curato dal presidente I-Com Stefano da Empoli – nei prossimi 12 anni il numero di mezzi di trasporto di questo tipo è destinato ad aumentare in maniera considerevole. Entro il 2030 sulle strade europee dovrebbe circolare il 12% di automobili, il 25% di camion e il 33% di autobus alimentati a gas naturale. Peraltro, l’Italia infatti è il Paese europeo con più veicoli a gas naturale (più di un milione) e il settimo a livello globale.

(Si ringrazia di Domenico Salerno)

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