Stop alla tutela, stop alla strategia di proroga

Stop alla tutela, stop alla strategia di proroga

Stop alla tutela, stop alla strategia di proroga

Questioni energetiche: bisogna lavorare da subito sugli ostacoli prioritari al superamento dei regimi di tutela. Si è materializzato come noto l’ennesimo possibile rinvio della data prevista per il superamento del regime di maggior tutela nell’energia elettrica. Stop alla tutela, stop alla strategia di proroga.

Non è il primo rinvio  ricordiamo la fine della tutela all’1/1/2018, poi spostata al luglio 2018, al luglio 2019 e ora al 2020. Questa della proroga sappiamo che è una delle strategie di politica industriale che riesce meglio all’Italia.

Non convincono le motivazioni della proroga stessa. In sostanza le istituzioni che si interessano di energia nel nostro Paese sembrano ritenere in varia misura che non si possa attuare la concorrenza perché si rischia un aumento dei prezzi per i clienti finali, in quanto non avrebbero le capacità di selezionare offerte convenienti.

Questa motivazione circolata in vario modo ha due aspetti che lasciano decisamente perplessi:
1. Se le istituzioni avessero veramente a cuore il costo dell’energia pagato dai clienti finali non si capisce come mai la bolletta continui ad essere stracolma di altri oneri che aumentano da anni senza controllo e che non sono certo legati al fine tutela (es. oneri di sistema per remunerare le rinnovabili, incentivi agli energivori, remunerazione degli asset regolati ben al di sopra dei rendimenti dei titoli di Stato, mercato del dispacciamento che remunera in maniera generosa gli impianti chiamati a bilanciare il sistema, prezzi dei certificati bianchi alle stelle);

2. Come cittadino mi riterrei poi avvilito dal sapere che lo Stato non mi ritiene capace di scegliermi un fornitore di energia. Soprattutto se si può eventualmente ricambiare fornitore in un mese. Questo vale in particolare per alcune categorie di certo non sprovvedute che ancora oggi rientrano nel regime di tutela: Partite Iva e Pmi, condomini, utenze  altospendenti, seconde case.

Se davvero il problema più rilevante del fine tutela fosse il possibile incremento dei prezzi della componente energia basterebbe creare una regola per calmierare i prezzi anche nel post-tutela (es. un benchmark, un cap, un indice di riferimento). Una task force di esperti avrebbe bisogno di una settimana per individuare uno o più metodi per calmierare i prezzi.

C’è un’altra conseguenza evidente legata alla proroga del regime di tutela: i clienti rimangono lì dove sono. Ovvero i clienti ancora in tutela restano agli operatori dominanti.
Questa sarebbe una situazione del tutto comprensibile e legittima se derivasse da un’espressione di volontà del cliente finale.

Stop alla tutela, stop alla strategia di proroga

Oggi non è certo così in realtà, tali clienti sono stati infatti come noto “affidati” a titolo gratuito agli ex-monopolisti e in questa situazione la propensione al cambio fornitore è molto bassa. Appare evidente anche un discreto conflitto d’interessi, in quanto i decisori sul tema del fine tutela sono anche azionisti di controllo a vario titolo di chi gode di posizioni dominanti da ex-monopolista.
La proroga del regime di tutela ha dunque come conseguenza quella di preservare la concentrazione del settore elettrico, che è il vero ostacolo alla concorrenza. Se si consente agli ex-monopolisti di preservare a titolo gratuito la propria base clienti in tutela si ottiene come conseguenza che i competitor resteranno sempre operatori di piccola-media taglia (a causa della bassa propensione allo switching) con limitata capacità di innovare e competere.

Una reale concorrenza può esserci se si fronteggiano ad armi pari più concorrenti dotati di risorse adeguate.
Questo in un mercato cristallizzato non accade e si perdono opportunità di crescita e sviluppo. Manca una reale pluralità d’offerta e di competitor.

Fonte AIGET

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